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| Marco Tullio Cicerone |
![]() Statua di Cicerone in Piazza Municipio ad Arpino
NATO A: Arpino
IL: 3 gennaio del 106 a.C. La sua famiglia non era nobile, né un membro di essa aveva mai ricoperto a Roma cariche pubbliche: così che era davvero un homo novus Marco, quando iniziò la carriera dei pubblici onori.
CHI ERA: oratore e uomo politico
STUDI EFFETTUATI: Trascorse la fanciullezza e l’adolescenza in Arpino, quindi si trsferì a Roma colla sua famiglia, che voleva dare a lui e al fratello Quinto un’educazione compiuta. A sedici anni, nel 90, indossò la toga virile e poco dopo militò sotto Pompeo Strabone nella guerra marsica. Poi riprese gli studi di diritto e cominciò a dedicarsi alla filosofia. Studiò prima coll’epicureo Fedro, poi coll’accademico Filone di Larissa, e quindi con lo stoico Diodoto, che entrò nella sua casa e vi rimase fino alla morte. Ebbe come maestri di eloquenza l’oratore L.Licinio Crasso e Molone di Rodi. Frattanto a Roma spadroneggiavano Silla e i suoi favoriti, e Cicerone, che già aveva fatto le prime prove difendendo in una causa di diritto privato un certo Quinzio (Pro Quinctio), accettò di difendere, contro un potente liberto di Silla, Sesto Roscio di Ameria (Pro Sexto Roscio Amerino), al quale avevano ucciso il padre e volevano, accusandolo dell’uccisione, toglierli anche l’eredità. Cicerone diede prova di coraggio e bollò a sangue tutti gli sgherri di Silla, che egli odiava, anche perchè compaesano e un pò parente di Mario.
CURSUS HONORUM: tornato dalla Grecia, dove si era recato per studiare retorica, sposò Terenzia e poi iniziò il suo cursus honorum. Fu eletto questore per il 75 e gli fu assegnato Lilybaeum (Marsala) in Sicilia. Dai Siciliani fu scelto a loro difensore contro Verre, che durante i suoi tre anni di pretura aveva spogliato in ogni modo i suoi amministrati. Verre e il suo difensore Ortensio tentarono di negare il diritto di accusa a Cicerone e di darlo ad un accusatore addomesticato, Cecilio. Ma l’Arpinate riuscì nel gennaio del 70 a far prevalere il suo diritto (Divinatio in Caecilium) e poi, in un’altra orazione (Actio prima in Verrem), accennò semplicemente ai capi di accusa. Allora apparve chiaro che non c’era scampo per Verre, il quale, per non essere pubblicamente svergognato, se ne andò in volontario esilio. Edile nel 69, pretore nel 66, console nel 63, Cicerone continuò ad esercitare l’avvocatura, difendendo M. Fonteio, Aulo Cecina, l’attore Roscio e finalmente la proposta del tribuno Manilio, il quale voleva che fosse affidata a Pompeo la direzione della guerra contro Mitriade, che veniva trascinata da Lucullo troppo per le lunge. Andava intanto maturando a Roma un avvenimento eccezionale. Catilina aveva raccolto intorno a sè gli scontenti di ogni partito, formando con essi una specie di coalizione. Battuto nelle elezioni consolari del 64 e 63, essendo prevalsi gli interessi plutocratici della città, venuti meno i mezzi legali, Catilina fece ricorso alla violenza e ordì una congiura. Cicerone allora, raccolte tutte le prove contro di lui, lo accusò pubblicamente in senato, riuscendo a farlo condannare. Nel 58 un cesariano, Clodio, che aveva dei rancori personali contro Cicerone, eletto tribuno della plebe, fece approvare una legge colla quale si decretava l’esilio a chiunque avesse fatto uccidere cittadini romani senza concedere il diritto di appello al popolo. Cicerone dovè andare in esilio prima a Tessalonica e poi a Durazzo. I suoi beni furono confiscati e la sua casa distrutta. Ma nel 57 gli fu permesso di rientrare a Roma, proprio nel momento in cui l’alleanza fra Cesare e Pompeo era divenuta assai salda, e a lui non rimase che accettare di entrare nel seguito dei due.
![]() Busto di Cicerone
MONUMENTO O TESTIMONIANZE RAPPRESENTATIVE IN CIOCIARIA:
Arpino: -in Piazza Municipio, si può ammirare la statua in bronzo a Cicerone eseguito nel 1958 dallo scultore Ferruccio Vecchi e i resti dell'antica Via Latina;
-nella Civitavecchia di Arpino, testimonianze architettoniche come la Torre medievale detta di Cicerone, indicata tale nel catasto di Arpino del 1581, (supponendo che in Civitavecchia vi fosse la casa degli avi di Cicerone ereditata poi dal fratello Quinto);
-villa paterna alla confluenza del Liri col Fibreno, presso San Domenico di Sora, dove ora sorge la bellissima Abbazia di San Domenico che conserva preziose testimonianze dell’epoca.
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