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Nicola Ricciotti

Chi era: Patriota del Risorgimento Italiano
Nato aFrosinone l’11 giugno 1797

La sua famiglia, appartenente al ceto artigiano e commerciale, aveva dato i natali ad avvocati, notai e medici. Per il suo carattere esuberante non riesce a compiere un corso completo di studi. Aderisce nel 1820 alla Carboneria. E’implicato nei moti del gennaio 1821 insieme ai suoi due fratelli Domenico (1790 – 1861) e Giacomo (1794 – 1827), a Nicola Fabrizi e ad altri carbonari. Fallito il tentativo insurrezionale, riesce a fuggire insieme a Giacomo, mentre Domenico viene arrestato dai Pontifici. A Pontecorvo si unisce in qualità di Ufficiale all’esercito napoletano di Guglielmo Pepe, partecipando alla presa di Rieti e alla battaglia di Antrodoco. Sconfitti dagli Austriaci, i due fratelli Ricciotti si consegnano, dopo circa cinque mesi dal tentativo insurrezionale fallito di Frosinone, ai Pontifici sperando nella clemenza. Vengono processati e condannati: Nicola a morte, condanna commutata nel carcere a vita, Giacomo alla carcerazione a vita e Domenico a 10 anni. Nicola Ricciotti viene rinchiuso nella Fortezza di Civita Castellana fino al 1831. Viene liberato a seguito dell’amnistia concessa dal Papa Gregorio XVI.

Va in esilio in Corsica, dove conobbe Giuseppe Mazzini. Partecipa ai moti del 1831 nelle Romagne e nelle Marche. Falliti questi moti, nel 1833 ripara in Francia a Marsiglia, dove ritrova Mazzini ed incontra per la prima volta Giuseppe Garibaldi. Sempre nel 1833 aderisce alla “Giovine Italia”, giurando nelle mani di Mazzini con lo pseudonimo di Botzaris (in memoria di Marco Botzaris, eroe dell’indipendenza greca, morto nel 1824). Nel 1835 si reca in Spagna dove per dieci anni combatte contro i carlisti, ottenendo riconoscimenti ed onori, culminati nel 1843 con il conferimento del grado di Colonnello di Fanteria. Su incarico di Mazzini, lascia nel 1844 la Spagna per preparare moti insurrezionali in Italia. Si unisce ai Fratelli Bandiera nella spedizione nelle Calabrie. Trova eroicamente la morte il 25/7/1844 nel Vallone di Rovito presso Cosenza, dove verrà fucilato con i fratelli Attilio ed Emilio Bandiera. Garibaldi, per l’amore e la stima che provava in Lui, metterà nel 1847 al suo quartogenito il nome Ricciotti.

Curiosità: riguardo al processo romano sulla Carboneria ciociara del 1821, è pur vero che Nicola Ricciotti confessa, dopo cinque mesi dal tentativo insurrezionale di Frosinone, la sua appartenenza alla Carboneria, ma è anche vero che la Polizia Pontificia aveva già gli elenchi degli affiliati alla setta e le prove inequivocabili della sua partecipazione al tentativo insurrezionale. Questo atteggiamento, da alcuni ritenuto meschino e traditore, fa parte, invece, di una strategia processuale, una strategia difensiva concordata. Di Nicola Ricciotti non esistono testimonianza e prove della sua affiliazione alla Massoneria, ma solo supposizioni. Forse fu iniziato alla Libera Muratoria tra il 1818 e il 1820 a Frosinone da Giuseppe e Luigi Marcocci, suoi parenti. D’altronde, nella sua famiglia molti erano iscritti alla Massoneria. Si tratta purtroppo di notizie frammentarie che denotano, d’altra parte, come la Massoneria abbia avuto un radicamento non indifferente nella realtà socio-culturale ciociara.

Fonte: "Massoneria in Ciociaria - Note storiche sulla presenza dei "fratelli" nell'attuale provincia di Frosinone" di Giacinto Mariotti (Bastogi Editrice Italiana)




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