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Chi era: attore teatrale, grande ed espressivo attore e regista cinematografico
Nato a: Sora, il 7 luglio del 1901

Monumenti e testimonianze

  • Casa natale a Sora, in Via Cittadella, dove è stata sistemata una lapide che lo ricorda;
  • Chiesa di San Giovanni, sempre in Via Cittadella, dove fu battezzato.

 

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nasce a Sora, da Umberto e Teresa, una famiglia della piccola borghesia, ma a un anno di età si trasferiscono a Napoli dove trascorre gli anni della fanciullezza e dove si diletta di recitazione sin da giovanissimo. E’ per questo che agli inizi degli anni ’50-’60 lo si credeva napoletano. In cinema esordisce nel 1918, a soli 17 anni, rivestendo un ruolo secondario nel film Il processo Clèmenceau, di Eduardo Bencivenga, addirittura al fianco del mito Francesca Bertini. Nel 1922 ritorna per la prima volta a Sora, in occasione di festeggiamenti di carattere patriottico e sociale.

Qui, accompagnato al pianoforte dal padre Umberto recita “La canzone del Piave”, riscuotendo un grande successo ed un caloroso consenso da parte dei sorani. Un emergente architetto e scenografo sorano, Antonio Valente, lo presenta e introduce nell’ambiente teatrale, campo anch’esso ambito da De Sica, facendolo entrare nella compagnia di Tatjana Pavlova, nella quale Vittorio viene impegnato subito in una piccola parte da cameriere nella commedia Sogno d’amore. Fu una apparizione, ma bastò ad accendere in Vittorio la scintilla dell’amore per il teatro, che lo porterà spesso e volentieri sul palcoscenico. Infatti egli interpretando con bravura la parte di Gastone ne La signora delle camelie, sempre con la compagnia della Pavlova, fece una grande tourneè in Sud America nel 1924, riscuotendo un notevole successo. La sua attività di attore teatrale viene intercalata, con grande disinvoltura, con quella di attore cinematografico, cosa che non è facile per il motivo che i due tipi di recitazione sono completamente diversi, nei tempi, nei ritmi e toni, ma Vittorio passava con naturalezza da un ruolo all’altro. Nel 1931, prima di diplomarsi ragioniere, sostenendo gli esami presso l’Istituto Tecnico “Leonardo Da Vinci” a Roma, ebbe l’onore di recitare con un altro mito, Emma Gramatica, nel film La vecchia signora.

Il 10 aprile 1937, ad Asti, Vittorio sposa Giuditta Rissone, che aveva conosciuto dieci anni prima entrando nella compagnia teatrale Almirante-Rissone-Tofano, con il ruolo di attor giovane. Dalla loro unione nascerà la figlia Emi. Senza però tralasciare il cinema, Giuditta e Vittorio interpretano insieme due film, La segretaria per tutti e Un cattivo soggetto. Nel 1940, a Cinecittà, conosce Maria Mercader, ma solo nel 1942 tra i due nasce una impetuosa storia d’amore che li terrà legati per 34 anni, fino alla morte di lui. Fino al 1948 alterna l’attività teatrale con quella cinematografica, quella dell’attore con quella del regista, cogliendo successo anche nel mondo della canzone con Parlami d’amore Mariù. Dopo essersi consacrato maestro del neorealismo con un’opera come Ladri di biciclette, che gli darà l’Oscar e la fama mondiale, Vittorio sente il desiderio di tornare a Sora, porta con sé anche la sua adoratissima Maria, ormai in attesa del loro primo figlio, che vedrà la luce il 24 febbraio del 1949 e a cui verrà imposto il nome di Manuel.

Due anni dopo, il 5 gennaio del 1951, Vittorio e Maria saranno ancora allietati da un altro figlio, a cui verrà dato il nome di Christian e tenuto a battesimo dal neo amico-collaboratore Cesare Zavattini. Sempre nello stesso anno Vittorio ritorna a Sora, ormai osannato da tutti i critici del mondo (ha vinto da poco il festival di Cannes con Miracolo a Milano). In quell’occasione Vittorio è commosso dal tripudio calorosissimo dei sorani, in un bagno di folla rimasto memorabile, guidati dal sindaco notaio Savona. Nel 1952 Vittorio attraversa l’Atlantico e si reca negli U.S.A. per perorare la causa dei neorealisti, e qui incontra altri due mostri sacri del cinema: Charlie Chaplin e il produttore Sam Goldwin.

Nel 1956, durante la lavorazione di Montecarlo di A. Taylor, Vittorio frequenta spesso i casinò e perde più di 70 milioni di lire. La sua passione per il gioco, con alterne vicende, lo porta di nuovo a trovarsi in una situazione difficile nel 1964 a Londra (dove vi si è recato per interpretare Le avventure di Moll Flanders, di Terence Young), ma per fortuna l’amico produttore Saltzman lo aiuta mettendogli a disposizione il denaro occorrente, come anticipo per il futuro impegno di Vitttorio come regista del film Un mondo nuovo. Nel frattempo, dopo una permanenza di tre anni in Francia, De Sica prende la cittadinanza francese e riesce a sposare la sua amatissima Maria Mercader, testimone d’eccezione Roberto Rossellini. Pur soggiornando spesso a Parigi, dove possiede una casa, continua a lavorare senza sosta e senza risparmiarsi in Italia, interpretando e dirigendo ancora tanti film del calibro de I girasoli (1969), Il giardino dei Finzi Contini (1970), Lo chiameremo Andrea (1972), Il delitto Matteotti (1973) e C’eravamo tanto amati (1973). Ma Vittorio è minato nella salute, tanto che a seguito di un’operazione ai polmoni, muore a Neully (Francia) il 13 novembre del 1974.

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