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Cesare Baronio

Chi era: Cardinale, storiografo e riformatore della Chiesa, considerato da illustri teologi e religiosi il “padre della Controriforma”. E’ senza dubbio una delle figure più prestigiose ed illustri che abbiano avuto i natali a Sora.
Nato a: Sora, il 30 ottobre 1538


Monumenti e testimonianze

Sora, Chiesa di San Bartolomeo con ricordi baroniani:

  • Lapide sepolcrale del 1580, il cui testo fu dettato dallo stesso Baronio, che attesta la sepoltura della madre dell’illustre scrittore di storia ecclesiastica, Porzia Febonia;
  • Crocifisso cinquecentesco attribuito a Tiberio Calcagni, discepolo di Michelangelo, e donato dal Baronio agli inizi del 1564 alla Congregazione di Carità, che era stata da lui stesso istituita a vantaggio dei pellegrini e dei poveri;
  • Una pisside donata dai genitori del Card. Baronio e una sua lettera autografa;

 

Chiesa di Santa Maria degli Angeli e il Convento dei Padri Passionisti costruiti nel 1601 a spese del card. Baronio: Quadro di Francesco Vanni, dipinto agli inizi del XVII secolo e donato ai Cappuccini dal Baronio, rappresentante “La Madonna della Vallicella” con San Francesco a sinistra (con l’abito dei Cappuccini) e Santa Restituta a destra. In basso, sullo sfondo, è stata raffigurata la città di Sora, con la cinta muraria medievale merlata e con le torri;

Contrada Valleradice: un luogo che ci narra una storia antica sul Cardinale Cesare Baronio. La leggenda narra di una donna, Porzia Febonia, che ancora incinta del piccolo Baronio, si recava nella chiesa di Valleradice a pregare la Vergine. La storia ci porta dopo due anni dalla nascita dell'illustre sorano, avvenuta nel 1538, a scorgere sua madre, ancora nella chiesa di Valleradice a pregare la Madonna, affinché strappasse alla morte il suo infante in fin di vita a causa di un male misterioso. Lì rimase per ben tre giorni, finché il fanciullo guarì d'improvviso, esultando nella culla: per molti "la Madonna aveva compiuto il miracolo". Valleradice rimase sempre un luogo caro al Baronio, per il suo misticismo, per quell'essere una zona discreta, immersa nel verde e ricca di tradizione religiosa, soprattutto rimase legato a quella Vergine che tanto gli aveva donato.


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dopo i primi studi compiuti a Veroli e una breve esperienza di studi giuridici a Napoli, giunse a Roma, dove fu accolto tra gli spirituali di San Filippo Neri. Abitando con un compagno di studi in Piazza Farnese, a due passi da S. Girolamo, mentre frequentava alla Sapienza la scuola del grande giurista Cesare Costa, trovò in S. Filippo Neri il vero maestro della sua anima, costui curò intensamente la vita spirituale del discepolo, occupandosi soprattutto della sua umiltà e sottoponendolo a duri esercizi di mortificazione interiore, compiuti dal Baronio con grande libertà di spirito. Continuavano i suoi interventi all’Oratorio, con una particolare predilezione per i temi della morte e dell’aldilà, quando S. Filippo volle che il Baronio si dedicasse a trattare la storia della Chiesa (lo farà per trent’anni, riprendendo dall’inizio, ogni quattro anni, la sua esposizione). Alla fine del 1560 scrisse alla famiglia la sua decisione di prendere gli Ordini sacri e il 27 maggio 1564 sarà ordinato sacerdote per la chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini, avendo rinunciato al buon canonicato che la Chiesa di Sora gli offriva; di qui in poi la sua vita è totalmente intrecciata al sorgere ed allo sviluppo della Congregazione. Nell’aprile del 1577 con i confratelli di S. Giovanni si trasferisce alla Vallicella. A partire dal 1589, per decisione della Congregazione, inizia la pubblicazione degli Annales ecclesiastici e di varie altre opere, accolte con unanime favore, tra le quali il Martirologio, commissionato da Gregorio XIII, per dissipare la confusione in seguito alla pubblicazione del calendario gregoriano. Richiestogli di confutare da parte cattolica l’opera protestante dei Centuriatori di Magdeburgo, Baronio documentò in una grandiosa compilazione, appunto gli Annales Ecclesiastici, la storia della Chiesa dalle origini fino al 1198. Si tratta di un’opera storiografica immensa, divisa in dodici volumi che, costarono al Baronio più di vent’anni di lavoro, con il rigore della scienza, rivela grande erudizione e perizia filologica, mettendo in primo piano la verità storica a scapito della teologia. Il Baronio, dopo questo lavoro, ottenne il titolo di Padre della Chiesa e divenne un personaggio importante della Controriforma. Dopo la sua morte, l’opera fu continuata da altri storici.

Uomo di grandissime doti umane ed intellettuali, nel 1594 Papa Clemente VIII volle conferire al Baronio una dignità ecclesiastica, ma il Baronio rifiutò; dopo aver rifiutato vari vescovadi, alla fine è costretto ad accettare la nomina di Protonotario apostolico, e nel 1596, divenne Cardinale con il titolo presbiterale dei SS. Nereo ed Achilleo, l’antica Basilica che egli aveva scelto proprio perché fatiscente e bisognosa di restauri. Nominato Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, visse poveramente in Vaticano. L’Anno Santo del 1600 lo vede umile servo dei pellegrini poveri, a cui aprì la sua casa, trascinando con il suo esempio i più alti dignitari ecclesiastici. Nel corso della sua operosa vita furono molteplici le sue iniziative a favore dei più bisognosi, tanto che, quando ebbe la commenda dei beni in Sora dell’Ospedale Santo Spirito di Roma, egli pretese che ad usufruirne fossero i poveri della città e non i suoi parenti. Alla morte di Papa Clemente, nel Conclave del 1605, fu solo l’opposizione della Corona spagnola ad impedirne l’ascesa al soglio Pontificio.
Con l’ardente desiderio di tornare ad essere semplice prete, nel 1606 rientrò alla Vallicella dove spirò il 7 giugno dell’anno seguente, assistito dai confratelli. Trenta Cardinali parteciparono alle sue esequie nella Chiesa della Congregazione . Riposa nel sepolcro dei Padri, sotto il presbiterio di S. Maria in Vallicella, nella umiltà più totale, senza altro monumento che quella lapide sulla parete destra, che lo ricorda. Benedetto XIV lo ha proclamato Venerabile il 12 gennaio 1745.

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