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Sora: Museo della media Valle del Liri

 

Il Museo della Media Valle del Liri documenta la storia della città di Sora e del suo territorio attraverso un allestimento improntato su criteri cronologici, topografici e tematici articolati in sette sezioni, dalla preistoria al medioevo. Nel palazzo secentesco di piazza Mayer Ross, recentemente restaurato, sono esposti e conservati vari reperti fittili, un abbondante lapidario in massima parte di proprietà comunale ed un ricco fondo fotografico e cartografico anche antico.

Il percorso è illustrato da pannelli didattici bilingue corredati da foto e disegni. Nella sala dedicata alla prima colonizzazione romana (fine IV sec. a.C.) ed ai culti, sono esposte le terrecotte rinvenute nelle stipe votive dei santuari suburbani di Pescarola (Casalvieri), Fosso del Medico (Arce), S. Amasio (Arpino), S. Pietro (Pescosolido), Monte del Fico (Boville) e S. Casto (Sora), mentre un’epigrafe sacra in versi saturni del II sec. a.C. dedicata al dio Ercole, la base di sostegno a forma di clava di una colossale statua dello stesso dio, l’altare modanato a doppio cuscino con dedica arcaica a Marte ed il donario per le offerte provvisto di cappuccio bronzeo con iscrizione dedicatoria a Minerva, le lastre decorate da palmette, provengono dalla stessa area sacra del tempio, forse capitolare, di Sora, innalzato intorno al 303 a.C. quando la città venne definitivamente romanizzata. I pannelli didattici documentano questo eccezionale tempio e la presenza nel territorio di alcuni santuari rupestri dedicati spesso a divinità indigete e a culti salutari testimoniati da numerosi ex-voto fittili raffiguranti testine o elementi anatomici.

Il ricco lapidario, comprendente due statue loricate ed una stele funeraria di togato, numerose epigrafi funerarie ed onorarie, frammenti architettonici e blocchi decorati da fregi dorici, testimonia, invece, la concessione della municipalità, una seconda deduzione coloniale avvenuta a Sora nella seconda metà del I sec. a.C. e la costruzione di monumenti funerari lungo le vie principali extra-urbane. In una bacheca sono esposti un’olla ed altri esempi vascolari rinvenuti in loc. S. Lucia: essi testimoniano l’ampiezza della città in epoca romana nell’area più settentrionale dell’odierno abitato. Un pannello didattico documenta inoltre il mutamento idrografico ed urbanistico operato dai Romani attraverso la bonifica e la centuriazione delle campagne, la sistemazione delle strade e del tessuto urbano.

Di tutte le iscrizioni presenti nell’allestimento sono offerte al visitatore la trascrizione, la traduzione e brevi note esplicative. L’età imperiale è testimoniata da un pregevole capitello decorato da protomi animalistiche di epoca antoniniana, da una testa virile e da alcuni frammenti di sarcofagi in marmo.

Nel Museo si conservano, inoltre, i calchi in gesso di quei manufatti che non è stato possibile trasportare all’interno della struttura museale, numerosi frammenti architettonici medievali, tra cui quelli pertinenti ad un palazzo nobiliare tardo trecentesco demolito agli inizi del sec. XX, un leone stiloforo forse del protiro dell’impianto post-federiciano della chiesa cattedrale di S. Maria assunta, numerosi frammenti vascolari di età medievale rinvenuti durante i lavori di restauro al palazzo di piazza Mayer Ross e che saranno esposti in un nuovo allestimento dal titolo “Il Museo nel Museo”. Nel laboratorio di ceramica aperto agli studenti delle scuole primarie si potranno riprodurre con tecnica a stampo alcuni dei reperti ceramici esposti. Il Museo è anche occasione di ricerca e di studio per gli studenti di ogni ordine e grado: nel laboratorio didattico “Il Museo a scuola – la scuola nel Museo” i ragazzi potranno imparare - a contatto con i documenti materiali e con un approccio diretto quindi alle fonti - la storia, l’educazione civica, la storia dell’arte ed il disegno.

Il Museo diventa struttura all’aperto ed itinerante con i percorsi guidati dagli operatori museali nei tre parchi archeologici presenti nel territorio comunale: quello di monte S. Casto con le mura poligonali – erette dalle tribù volsco-sannite stanziate a difesa dell’oppidum dai conquistatori romani - e medievali (XIII- XVI sec.), il secondo al tempio capitolare – un vero unicum in tutto il Lazio per la caratteristica sagoma a doppio cuscino del podio, per le poderose sostruzioni e l’alzato perfettamente conservati -, il terzo all’abbazia di S. Domenico abate, sorta nell’XI sec. alla confluenza del Fibreno con il Liri sul luogo natale di Cicerone e costruita con materiale di spoglio proveniente dalla vicina area funeraria, frequentata soprattutto tra il I sec. a. C. ed il I sec. d. C., e da ville rustiche presenti in zona. Nel Museo alcune stanze adibite a deposito e magazzino ospitano i reperti trovati occasionalmente o durante campagne di scavo nel territorio della media valle del Liri e nella vicina valle di Comino, suddivisi per provenienza topografica e per contesto.

 

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