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La chiesa di S. Maria dell’Auricola è situata sul colle omonimo a circa 270 m. s.l.m. L’origine dell’abbazia dell’Auricola si deve ascrivere avanti il XIII secolo. Durante gli scavi nel 1896 per la ricostruzione si rinvenne tra le altre cose un sigillo di bronzo recante la figura di un abate in cocolla con attorno una iscrizione in caratteri semigotici, pertanto attribuito dagli esperti al XIII secolo. Si trova menzionata nei Regesti di papa Onorio III agli anni 1203-1215-1223 come abbazia piuttosto cospicua e fiorente. L’abbazia sopravvisse fino al tempo della Riforma cattolica del XVI secolo, quando per disposizione del Concilio di Trento vennero soppressi molti monasteri. Nel 1893 la chiesa con un fondo circostante di circa sette ettari veniva rilevata dai mons. Diomede e Agapito Panici, i quali, volendo riportarla all’antico splendore, l’affidarono ai Padri Francescani Recolletti della provincia di Sassonia in Germania.

Nel 1896 iniziarono i lavori di ricostruzione, incorporando l’antica chiesa in un nuovo edificio più ampio, comprendente nella parte superiore anche un piccolo e attrezzato convento, che si conclusero l’anno seguente con l’inaugurazione del convento e la solenne consacrazione della chiesa. Nel corso degli anni si susseguirono diversi religiosi e molti lavori di consolidamento per l’intero complesso fortemente deteriorato.La chiesa dell’Auricola è sacra alla Vergine Maria, venerata sotto il titolo “del Perpetuo Soccorso”. La festa titolare ricorre la seconda domenica del mese di luglio.

L’immagine ha fama di essere taumaturgica, come attestano la costante devozione popolare, gli ex voto e le tavolette votive, andate purtroppo disperse nel lungo periodo del suo abbandono e nel corso dell’ultima guerra, pertanto la chiesa dell’Auricola si suole fregiare anche del titolo di Santuario.La chiesa, a pianta rettangolare, è modellata nelle eleganti linee del tardo romanico. Le strutture murarie sono in pietra calcarea locale, mentre, gli elementi decorativi sono in pietra bianca di Pescara. La facciata presenta un ampio portale con arco a tutto sesto, munito di un cancello di ferro. Al di sopra del portale la facciata è movimentata da un’elegante loggetta, formata da una serie di sette finestre ad arco tondo, divise da sei colonnine con capitelli a foglie. Più in alto un rosone con una raggiera di sedici colonnine. A coronamento un frontone triangolare, al centro, con cornicione a mensole. Dietro la facciata un modesto atrio da cui si apre un portale interno, di forma rettangolare decorato da bassorilievi. L’interno della chiesa è ad unica navata; robusti pilastri compositi sostengono gli archi a sesto acuto e le volte a crociera. Il presbiterio si innalza di un gradino rispetto al piano della navata ed è delimitato da una balaustrata in legno. L’interno della chiesa conserva una decorazione pittorica pressoché integra.

Nella parte antica della chiesa si conservano tuttora gli affreschi originali che denotano una rigorosa religiosità popolare, molto sentita nei secoli dopo il Mille. Per lo più si tratta di figure di Santi commissionate per voto e per devozione dai fedeli. Nello specifico si può ammirare: entrando a sinistra, frontalmente, in posizione eretta un S. Francesco d’Assisi, ben conservato; sulla faccia del pilastro all’angolo vi è affrescata una bella immagine della Madonna della rosa entro un riquadro centinato: opera di pieno rinascimento, rappresenta la Madonna assisa in trono, che tiene sul ginocchio destro il Figlio e con la mano sinistra una rosa sul petto; sui pilastri minori della prima cappelletta abbiamo una figura appena accennata, in saio bianco e imberbe, forse un S. Bernardo e, un’altra figura, molto sciupata, con il libro della Regola e il bastone a croce, probabile S. Antonio Abbate. Il sottarco è decorato con girali vegetali, intercalati da tre medaglioni in cui sono effigiati, a mezzo busto, S. Pietro, S. Nicola e S. Paolo.

Nella lunetta dell’arco ogivale sono affrescati tre Santi in posizione eretta e frontale identificabili, nonostante il cattivo stato di conservazione, in S. Nicola, S. Tommaso e S. Stefano. Al centro, invece, domina una grande figura del Salvatore di impronta bizantina. Sul pilastro sinistro della seconda cappelletta è raffigurato un maestoso guerriero, in cui si ravvisa S. Giorgio; di fronte un’immagine della Madonna col Bambino, molto rovinata. Nella parete di fronte abbiamo un’altra scena, anch’essa molto rovinata, rappresentante la Trasfigurazione. Altri affreschi li troviamo entrando sulla destra nella grande cappella. Qui, nella parete di fondo, abbiamo una fila di cinque figure, si tratta di due versioni della Madonna col Bambino, di S. Vincenzo martire, di S. Nicola di Bari, vescovo di Mira e, di un altro santo. Sulla parete sinistra si vedono altre cinque figure di cui ben riconoscibile S. Nicola.

Tali affreschi, secondo Zaccheo, sono stati eseguiti probabilmente da artisti della zona nei secoli XIV-XV-XVI.Una delle pitture più importanti della chiesa è la pala collocata sull’altare maggiore raffigurante la Madonna col Bambino tra due Sante, accanto rispettivamente a destra e a sinistra di chi guarda, sono rappresentate le scene dell’Annunciazione e della Natività di Gesù. Secondo il Tomassetti l’opera può essere attribuita ad un artista di scuola napoletana della fine del XIII secolo. Infine, il quadro, cosiddetto della Madonna dell’Auricola inserito in un’edicola di legno nudo, intagliata e decorata nell’anno 1897 da Vespasiano Tosti. In fondo alla fiancata sinistra della chiesa si leva alto il campanile ottagonale, a quattro piani. La torre è fornita di una comoda scala interna a chiocciola. Nella cella campanaria vi sono collocate due campane, una grande del peso di circa 260 chili e una piccola di circa 53 chilogrammi di peso.

Tratto da Le chiese di Amaseno. Storia e arte - di P. Enrico Giannetta, Frosinone 1987

 

 




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