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Altri personaggi

Chi era:
Nato il : 2 settembre 1882

Giovanni Colasanti nacque a Ceprano, da Giustiniano e Carlotta Fraschetti, il 2 settembre 1882. Seguì gli studi classici nel liceo “Conti Gentili” di Alatri e i corsi di Lettere all'Università di Roma “La Sapienza”, specializzandosi nel settore storico-geografico, sotto l'attenta guida del celebre Giulio Beloch.
 
Ha insegnato in numerosi istituti scolastici, sia in Italia che all’estero: a Perugia, a Terni, a Spoleto, a Rieti, ma anche in Egitto, in Palestina, ad Istanbul, per poi fare ritorno di nuovo a Roma. Gli anni in cui Giovanni Colasanti coltivò i suoi studi archeologici furono una delle epoche d’oro dell’archeologia mondiale. Si tratta del periodo in cui, in Europa, le ricerche portarono a nuove conoscenze sulle grandi civiltà del Mediterraneo.

Gli scavi in Egitto, a Micene, a Troia e a Pompei fornirono nuovi metodi di studio, più rigorosi ed attenti rispetto al passato.
In questo quadro si staglia anche la figura di Giovanni Colasanti che, per ricchezza e varietà degli interessi, maturò un'esperienza internazionale di notevole importanza, divenendo un punto di riferimento per il mondo accademico. Lo stile, il metodo, il rigore e l’instancabile lavoro di ricerca e interpretazione delle fonti confermano questo profilo che si offre di lui.

Colasanti ha vissuto inoltre il suo tempo con un fervore politico che si trasformò per lui in una sorta di ostacolo per completare brillantemente la sua carriera di studioso.
La Prima Guerra Mondiale, la profonda crisi che ne seguì, poi l’avvento del fascismo, trovarono nello storico cepranese una singolare resistenza e intransigenza, rendendolo inviso ai maggiorenti di allora. Le idee socialiste e il suo instancabile attivismo gli valsero l’ostilità del potere, che lo accompagnò anche fuori dall'Italia.
Giovanni Colasanti non mutò di una virgola il suo pensiero ed il suo atteggiamento e, sia prima che durante la Seconda Guerra Mondiale, aveva mantenuto intorno a sé un ristretto gruppo di attivisti che aveva eletto la sua abitazione romana a centro di gravità di attività antifasciste.
Dopo la Liberazione fu sindaco di Ceprano per quasi un anno, per lanciarsi poi nell’esperienza sfortunata ma significativa delle elezioni parlamentari sempre nelle fila socialiste.
Oltre ad essere uno storico, un politico ed un insegnante, fu anche un cronista corrispondente del Messaggero di Roma e di altre testate, fondatore e redattore quasi unico del periodico satirico dialettale “La Sagliocca”.
La sua attività di studioso ed archeologo è stata rivalutata soltanto ultimamente, con la ristampa delle sue principali opere a cura del museo di Fregellae sotto la supervisione del direttore Pier Giorgio Monti. A partire dal 2001, sono stati pubblicati in copia anastatica, testi ormai praticamente introvabili nelle edizioni originali. Si tratta di studi fondamentali, benché inevitabilmente datati in molti aspetti, su Fregellae, sul passo di Ceprano nel Medioevo, sulle congetture e le poche informazioni certe relative alla sepoltura di Manfredi, sulla suggestiva ipotesi coltivata da Colasanti a proposito della presenza etrusca nel Lazio meridionale, fino alle rigorose pubblicazioni sull'interpretazione dei testi di Livio.
Il suo approccio alle fonti classiche è stato per molti anni sottovalutato e messo in discussione, fino a che la moderna storiografia e filologia l'hanno riportato in auge.
I titoli delle sue opere principali: “Fregellae: Storia e Topografia” (Roma, 1906); “Pinna: ricerche di topografia e di storia” (Roma, 1907); “Reate: ricerche di topografia medievale ed antica” (Perugia, 1911); “L'urna di Manfredi” (Roma, 1914); “La sepoltura di Manfredi lungo il Liri in “Archivio della Società Romana di Storia Patria” (Roma, 1924); “Come Livio scrive che non erra” (Lanciano, 1952). Morì nel 1952. Nel maggio del 2008 l'Amministrazione comunale di Ceprano ha intitolato alla sua figura la scuola elementare della città.
Bibliografia:

- Pasquale Vannucci, “Ricordo di Giovanni Colasanti”, Roma, 1974.
- W. Pocino, “I Ciociari. Dizionario biografico”, Roma, 1961.

 

 

 

 

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