Chi era: pontefice (536-537)
Nato a: Frosinone (patrono di Frosinone) intorno all’anno 480

Monumenti e testimonianze


Frosinone:

  • l’immagine del Santo nell’affresco ‘500 del Santuario di Madonna della Neve: nella prima cappella costruita all’interno della chiesa, per volere di Mons. Domenico Ginnasi, dedicata alla Madonna. Iconograficamente San Silverio papa, quale patrono di Frosinone, vestito del piviale rosso del martirio, rappresenta la città stessa;
  • alla fine di Via Garibaldi, all’altezza dell’omonima piazza, è visibile sulla facciata del palazzo “fu Guglielmi”, al secondo ordine di finestre, una ottocentesca icona lunettata raffigurante l’immagine miracolosa della Madonna del Buon Consiglio, in abiti ricamati, con in braccio il Bambino e sotto di essa i due Santi Patroni di Frosinone, a sinistra San Silverio nel suo mantello color rosso per il martirio subito e, sulla destra, Sant’Ormisda, entrambi in adorazione;
  • nella Cattedrale di Santa Maria: la statua del Santo realizzata nel 1956, dopo lo smembramento dell’antico baldacchino, dallo scultore Carlo Quattrini, nella fonderia di Roma;
  • la cattedra episcopale in marmo bianco di Carrara con la figura di San Silverio scolpito a tutto tondo con la tiara sul capo, regge con la mano destra una lunga foglia e con l’altra appoggia al petto una robusta croce;
  • la macchina processionale di San Silverio: il Santo era acconciato con legno e paglia, con la testa in argento lucido massiccio e la tiara tricoronata, dalle braccia, coperte dalla tunica bianca ornata e dal piviale rosso con lo stemma della città riccamente ricamato, uscivano le mani anch’esse in argento, di cui la destra benedicente e la sinistra con il pugno chiuso a sorreggere la foglia della palma d’argento simbolo del martirio subito. Al centro del piviale un ricco diadema a spilla per la chiusura del mantello. Dalla lunga tunica bianca fuoriuscivano i piedi calzati, anch’essi in argento lucido, con incastonate le reliquie. Tutta la costruzione, cosiddetta del Santo, era in posizione seduta e posta su di una vera sedia lignea con la spalliera rivestita di stoffa identica a quella della pedana.


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Figlio legittimo di Ormisda e Caria di Capua, di buona famiglia agiata e illustre. Non è chiaro come il padre Ormisda passò dalla vita familiare, serena e virtuosa, al diaconato per Papa Simmaco. Da alcuni studiosi si ipotizza la morte prematura della moglie, in giovanissima età, che contribuì all’evento del ritiro a Roma di Ormisda e quindi all’educazione e alla crescita di Silverio insieme ai chierici della città. Silverio venne quindi educato ed istruito attraverso una grande fede, oltre a una vasta cultura nelle lettere e nei dettami cristiani. Il 6 agosto 523 papa Sant’Ormisda morì e all’età di circa 43 anni il destino di Silverio si concretizzò. Silverio era un semplice suddiacono della Chiesa romana, apparteneva quindi ad una categoria subalterna che non era mai stata prescelta per dare un successore al seggio di Pietro, quando, giunta a Roma la notizia della repentina morte del papa Agapito, avvenuta a Costantinopoli il 22 aprile 536, fu eletto papa per imposizione del re ostrogoto Teodato, nel timore che venisse prescelto un papa filobizantino; era il 20 giugno del 536. Questi fu a ciò spinto dal ricordo della buona intesa intercorsa fra Ormisda e il re Teodorico; però buona parte del clero si oppose fortemente all’elezione di Silverio, che tuttavia accettò a consacrazione avvenuta. Il suo pontificato fu breve e travagliato. Egli fu coinvolto, quasi certamente contro la sua volontà, nelle lotte politiche e religiose che in quegli anni turbarono l’Italia e la Chiesa: era infatti in atto la guerra tra Bizantini e Ostrogoti per il possesso dell’Italia; in Oriente poi perduravano e si agitavano gruppi di monofisiti ostinati, coperti dal favore dell’imperatrice Teodora. Silverio, fu vittima del convergere delle contese politiche e religiose. Poco dopo la sua elezione, il re Teodato, protettore di Silverio, fu deposto e ucciso dai Goti. Il nuovo re degli Ostrogoti, Vitige, cinse d’assedio la città di Roma e cominciò la tragedia di Silverio. L’11 marzo 537, il Santo papa fu deportato nella città di Patara nella Licia, in Turchia; immediatamente fu eletto papa l’apocrisario Vigilio. Ma tale e tanta fu l’amarezza che il vescovo di Patara, pietosamente, ottenne dall’imperatore d’Oriente, il ritorno in patria per un nuovo giudizio. Appena la nave giunse a Napoli, Silverio fu scortato, senza pietà alcuna, nel luogo simbolo dei martiri cristiani: le isole Ponziane.

Nei primi giorni del giugno 537 il Santo giunse a Ponza e fu confinato sull’isolotto di Palmarola, che il triste destino la definiva l’isola delle palme, la palma simbolo del martirio. Li restò, in stato di prigionia, fino alla sua morte che avvenne probabilmente l’11 novembre del 537. Le sue spoglie mortali non furono trasferite a Roma come quelle di altri papi morti in esilio, ma rimasero nell’isola e il suo sepolcro, onorato da Dio con miracoli e guarigioni, divenne meta di pellegrinaggi. A Roma un culto reso alla memoria di Silverio è documentabile solo qualche secolo più tardi, e precisamente in un calendario di feste del sec. XI proveniente dalla chiesa di S. Maria sull’Aventino

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