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Chi era: cantante, soprano 
Nato a: Arpino, da famiglia di umili condizioni, il 28 febbraio 1714

Si narra che in tenera età fosse afflitto da una grave malattia che rese necessaria l’evirazione; ma si tratta forse di una notizia non sicuramente attendibile. E’ comunque vero che la pratica dell’evirazione per fini artistici era uso corrente nei secoli XVII e XVIII. All’età di otto anni,i genitori lo conducono a Napoli, nella capitale partenopea, all’avanguardia nella produzione artistica, convergevano i giovani dotati che intendevano perfezionarsi nella pratica musicale, anche per le numerose possibilità di lavoro e di successo che prometteva la città. Gioacchino Conti entra quindi ancora bambino nella classe di canto di Domenico Gizzi, istituita nel 1720 nel Conservatorio di Sant’Onofrio a Capuana. Gizzi era allora uno dei più celebrati insegnanti di canto della scuola napoletana, compositore e cantante egli stesso; anch’egli Arpinate di origine. Appena giunto a Napoli, per le sue naturali doti il piccolo Gioacchino suscita immediatamente l’entusiasmo del Gizzi che lo accoglie in casa, lo nutre e lo istruisce per più di sette anni. Gioacchino, devotamente riconoscente al suo maestro, derivò da lui il suo pseudonimo prendendo il nome di Gizziello (Egiziello in altre fonti). Debuttò al teatro delle Dame a Roma nel 1730 nell’Artaserse di Vinci. Il successo è immediato e clamoroso. La conferma l’anno successivo, ancora in un’opera di Vinci, la Didone al Teatro Argentina di Roma. Dopo i successi romani Gioacchino passa di trionfo in trionfo nelle città italiane. Nel 1732 e 1733 canta nella compagnia del Teatro San Bartolomeo di Napoli, ancora in opere di Vinci: Catone in Utica e, di nuovo, Artaserse. Nel marzo 1734 canta a Vienna nell’oratorio San Pietro in Cesarea di A. Caldara. Poi nel 1735 ancora in Italia, a Genova e a Venezia ne La clemenza di Tito di L. Leo, e in altre città.

Nel 1736 è finalmente a Londra dove lo ingaggia Haendel, uno dei maggiori musicisti del secolo, per cantare al Convent Garden, il massimo teatro inglese di cui da poco ha assunto la gestione. Haendel attraversa un periodo di profondissima crisi: deve infatti subire la concorrenza vincente della compagnia rivale dell’italiano Porpora che, pur non godendo dei favori della corte, riscuote un successo di pubblico nettamente prevalente, annoverando fra le sue file i massimi cantanti del momento: il Farinelli e il Senesimo, entrambi evirati, e Francesca Cuzzoni-Sandoni. Gizziello arriva al momento opportuno, cantando in una ripresa dell’Ariodante; una settimana dopo canta nell’Atalanta, in occasione del matrimonio del principe di Galles. Dall’ottobre 1736 al giugno 1737, il periodo del suo contratto al Convent Garden, l’attività di Gizziello è straordinaria; canta ancora in opere di Haendel, in prima esecuzione o in riprese: Arminio, Giustino e Berenice, Alcina, Atalanta, negli oratori Esther e Deborah. Molte arie sono scritte o riadattate appositamente per Gizziello da Haendel stesso che subisce profondamente la sua influenza e ha modo di arricchire il proprio stile compositivo, valendosi delle grandi capacità tecniche ed espressive del Gizziello, scrivendo opere in cui potessero emergere anche sentimenti di grazia e passione.

Gizziello è stato infatti forse il più raffinato interprete dello stile definito canto spianato: diversamente da altri castrati suoi contemporanei, interpreti dello stile virtuosistico, il Gizziello cantava cercando di realizzar pienamente i diversi affetti presenti nelle opere; la tessitura del Gizziello era particolarmente acuta ed ampia superando notevolmente le due ottave. Lasciata Londra, si ferma a Bologna nel 1738 per studiare alla celebre scuola di canto del cantante Antonio Bernacchi. Gioacchino canta poi a Roma, Padova e a Firenze, prima di trasferirsi a Lisbona dove per due anni canta nel teatro di corte. Nel 1747 il re Carlo III, di Borbone lo vuole a Napoli al Teatro San Carlo. In questo periodo si accende una fiera rivalità fra il Conti e il Caffarelli. Nel 1747 canta nella serenata Il sogno di Olimpia di G. Maio, a Palazzo Reale, in occasione della nascita dell’Infante. Canta ancora in molte città d’Italia e nel 1749 è invitato a Madrid da Carlo Broschi il Farinelli che dirige l’attività musicale della corte di Spagna. Gioacchino ritorna comunque spesso in Italia per cantare a Venezia, a Padova e a Milano. Dal 1752 al 1755 Gioacchino è a Lisbona per cantare a corte; canta in occasioni diverse, ma soprattutto in opere di Perez, altro musicista di scuola napoletana approdato a Lisbona con grande successo. La sua salute si va rapidamente compromettendo e il ritiro definitivo dalle scene coincide con il rientro ad Arpino dove passa gli ultimi anni di vita. Si trasferisce quindi a Roma, dove muore il 25 ottobre 1761.

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