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La più antica notizia sulla Rocca di Arnara si trova nella Cronaca di Fossanova dell’anno 1121, in cui si legge che essa, feudo dei Conti di Ceccano, resistette alle truppe del papa Callisto II e dei Normanni, suoi alleati nella lotta contro l’antipapa Gregorio VIII, sostenuto dall’imperatore Enrico V. Tra le tante notizie che si hanno del castello, importante è quella annotata nella Cronaca di Fossanova dell’anno 1143, in cui si dice, senza indicarne la ragione, che la torre di Arnara cadde; forse tale caduta si può far risalire alla contesa tra il re Ruggero II d’Altavilla e il papa Innocenzo II, ma molto più probabilmente fu dovuta a causa naturale, forse un terremoto, come può far supporre la muratura di restauro, nella quale si apre una finestra arcuata romanica, ricostruita di maggior spessore rispetto alla muratura esterna. Il crollo del Mastio di Arnara forse, insieme alla morte di Innocenzo II e del suo alleato Goffredo conte di Ceccano, avvenute tutte nel 1143, facilitò certamente la vittoria di Ruggero II che, conquistata Ceprano, nel 1144 invase la Campagna senza difficoltà.

Alcuni anni dopo, nel 1165, il castello restaurato e parzialmente rinnovato nel suo apparato difensivo, resistette alle truppe normanne. Per alcuni decenni non compare più il nome di Arnara, che ricompare solo nel 1224, nel testamento del Conte Giovanni, per cui il feudo passa al figlio primogenito Landolfo. A seguito di una serie di guerre di eredità, con esito sfavorevole, costrinsero i Conti di Ceccano a vendere gran parte dei loro beni e nell’archivio Colonna risulta che nel 1344 Pietro Colonna di Agapito lascia con testamento alcune proprietà in Arnara. Nel 1470 il Castello compare nel testamento di Antonio Colonna, principe di Salerno, assegnato al suo figlio naturale Girolamo. Da allora fu tenuto dai Colonna fino all’inizio di questo secolo.

Il castello di Arnara consta di una serie di ambienti di varia epoca racchiusi in un circuito murario, a forma di quadrangolo irregolare e con parti curve, costruito in tufo sul ciglio dello sperone di roccia. L’ingresso al complesso di costruzioni si apre sul lato Nord-est della cinta; a destra di esso, sull’angolo settentrionale, si innalza il torrione principale o mastio. Naturalmente della primitiva torre longobarda è rimasto ben poco, comunque notiamo che nella parte sud-ovest del Castello, la più elevata nella roccia su cui esso è costruito, vi è una muratura chiaramente diversa dal resto del Castello, questa muratura viene anche detta Muro Longobardo e per la sua struttura e la sua posizione è certamente da considerarsi la più antica. Il muro è formato da grossi tufelli parallelepipedi, molto allungati, squadrati con cura e leggermente bugnati, che ci ricordano i tipi di muratura delle fortificazioni longobarde. I tufelli sono disposti in chiave, formando un angolo a scarpa; essi, inoltre, hanno la funzione di rivestimento della Torre, infatti la base della stessa è in parte tagliata nel tufo del masso roccioso su cui è situato il Castello. Certamente la Torre originariamente doveva essere alta almeno quanto le cortine attuali.

La Torre a livello corte presenta nel suo interno una cella con pareti scavate nella roccia; la cella è coperta da una struttura a volte ribassate, costruite in epoca più recente della Torre, nella quale si apre una botola che ne costituiva un tempo l’unico accesso. Della Torre si può ancora individuare il perimetro; infatti se prendiamo in esame la pianta dell’attuale Castello notiamo che essa è facilmente individuabile per la sua forma quadrangolare con un vertice allungato. Attualmente a noi resta visibile soltanto la parete settentrionale della stessa poiché gli altri lati sono integrati con le cortine e con le murature del castello. Tuttavia il Mastio che è possibile vedere ora, è solo in parte, formato con le strutture murarie originali, infatti la Cronaca di Fossanova registra che nell’anno 1143 vi fu il crollo della Torre di Arnara per cause naturali. Nel muro ricostruito sul lato meridionale vi è una finestra che per le sue caratteristiche può essere attribuita al secolo XII.

Il Mastio subì di nuovo il crollo in epoca imprecisata. Le cortine in base alle feritoie arciere in esse incluse, sono da attribuire al XII secolo. I merli della parte settentrionale, dove non si sono verificate modifiche successive, sono ghibelline. La prima fase di lavori al castello sarebbe quella indicata da un muro a conci rettangolari perfettamente squadrati, probabile base di torre, situata nella parte sud, in zona cioè diametralmente opposta all’attuale mastio: questo resto più antico è stato supposto longobardo dal Salvatori.

Tuttavia dall’osservazione del tipo di porte e finestre aperte nelle varie pareti, è possibile capire che due stanzoni disposti ad L su due piani devono essere stati costruiti nei primi decenni del secolo XIII. Una porta interna archiacuta ed un’analoga finestra archiacuta indicano l’esistenza degli stanzoni di età gotica. Una successiva modifica fu forse apportata alla fine del secolo XIII o l’inizio del XIV secolo: si spostò l’ingresso del castello dal lato settentrionale a quello orientale, ma sempre presso il muro longobardo, in verticale. I merli, in gran parte crollati nell’ultimo conflitto mondiale, di origine guelfa furono rifatti nel secolo XV. L’unica grave alterazione subita dopo il XV secolo riguarda il crollo parziale del mastio, che all’origine doveva avere il doppio dell’altezza che ha oggi. Lo spostamento del mastio a nord potrebbe essere stato giustificato, dal fatto che questa posizione era la migliore per sorvegliare la strada verso la via Latina. Vari rimaneggiamenti cinquecenteschi non hanno tuttavia alterato l’aspetto medievale di questo castello. Due scempi esterni minano questo aspetto medievale: un tentativo di costruzione moderna, fermata allo stadio di struttura in cemento armato addossata al castello ed un serbatoio idrico, costruito, con reminescenze storiche, a forma di mastio con tanto di merlatura, deturpano orribilmente la fortificazione e il paesaggio circostante di Arnara.

Tratto da “Il riuso dei castelli della Provincia di Frosinone” - Edizione 1998

 

 

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