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La chiesa di S. Pietro apostolo è situata presso il castello, nella parte più alta del centro storico. La prima notizia storica che abbiamo risale alla seconda decade del XIV secolo. Se ne fa menzione nel testamento del feudatario Riccardo dei Conti di Ceccano del 1315 e, la si trova poi elencata nel Registro delle Decime pagate alla Reverenda Camera Apostolica negli anni 1328-1335. Dell’edificio originario si conserva solo il campanile, la chiesa invece venne completamente ristrutturata in stile barocco nell’anno 1749. Danneggiata gravemente dai bombardamenti del secondo conflitto bellico, fu poi riparata e abbellita a cura dell’Abbate con il contributo del Genio Civile. La fabbrica si presenta di modeste dimensioni, a tre navate e a pianta rettangolare.

La facciata è scandita da due ordini di lesene verticali, sormontate da cornicioni aggettanti a fasce. In alto, al centro del timpano, si apre una piccola finestra circolare. L’interno della chiesa è diviso in tre navate da quattro poderosi pilastri, rafforzati da colonne, che sostengono le arcate, e guarniti di lesene, che si raccordano con la trabeazione dell’aula centrale: il tutto in muratura e intonaco. La navata mediana è coperta con volte a botte e termina con una piccola abside semicircolare, settecentesca; quelle laterali invece conservano le volte a crociera con i primitivi archi ogivali.

La decorazione pittorica, eseguita a tempera e in monocromia, si intona correttamente allo stile della chiesa. Essa fu realizzata nel 1976 dal pittore Edmondo Campana. La volta centrale è istoriata con scene bibliche dell’Antico e Nuovo Testamento. Nei tre pannelli ottagonali sono raffigurate la Consegna delle chiavi, la Pesca miracolosa e la Tempesta sedata. Nelle unghie delle finestre sono ritratti in sei medaglioni altrettanti episodi del Vecchio Testamento: a sinistra abbiamo la cacciata di Adamo e Eva dall’Eden, il Diluvio universale e l’Arca di Noè, Abramo nell’atto di sacrificare il figlio Isacco; a destra, Mosè che riceve le Tavole della legge, Mosè che fa scaturire l’acqua dalla roccia, Mosè che innalza nel deserto il serpente di bronzo.

Nell’abside, ai lati di una moderna edicola, sono dipinti in due medaglioni gli apostoli S. Pietro e S. Paolo a mezza figura, in sostituzione di un’ampia tela del Fasolilli, andata distrutta nella battaglia del 1944. Nelle navate laterali vi sono quattro altari settecenteschi, ognuno con una edicola sovrastante, realizzati a stucco e caratterizzati da linee sinuose rococò e fregi a girali. Nelle due cone della navata destra sono collocate due belle tele del Fasolilli, raffiguranti l’Immacolata e S. Vincenzo Ferreri. In quest’ultimo quadro è rappresentato un episodio della vita del Santo, che per le suppliche accorate delle loro madri salva dei bambini colpiti da moria, col segno della croce. Nei due altari della navata sinistra abbiamo una oleografia de S. Cuore, che sostituisce una tela perduta, e una statua di S. Antonio di Padova, scolpita da Giuseppe Apponi nello scorcio dell’Ottocento.

Di data recente è l’altare maggiore con il tabernacolo sovrastante, modellato in marmo bianco di Carrara. Il modesto coro ligneo, sistemato nell’abside, è opera di Fortunato Baccari di Priverno, risalente all’anno 1768. Nella sacrestia si conserva un altare primitivo di modello gotico, fatto di pietra calcarea levigata, con gli spigoli guarniti di colonnine, come quelli esistenti nella collegiata e nella chiesa di S. Angelo. La casa canonica, attigua alla sacrestia, venne costruita l’anno 1930, per conto e a spese della S. Sede, contemporaneamente a quella di S. Maria.

Addossato al lato sinistro della facciata si erge un basso e robusto campanile su pianta quadrata, a tre piani e senza cuspide, di forme protoromantiche. La sua struttura muraria è fatta di pietra viva, squadrata solamente nei cantonali, marcapiani e finestre. Caratteristica la cella campanaria, traforata su ogni lato da un’ampia monofora con arco a pieno centro; nel lato posteriore alla monofora arcuata si accoppia una finestra architravata, formando un originale bifora a pilastro. Nella cella campanaria si trovano tre campane con iscrizioni, eccellenti per lega e sonorità.

Tratto da Le chiese di Amaseno. Storia e artedi P. Enrico Giannetta, Frosinone 1987

 

 

 



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