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Tratto del Decumano Romano a Roma

L'antico tracciato del Decumanus Maximus dell'Arpino romana, asse viario ordinatore est-ovest del tessuto urbano intra moenia, è oggi completamente ricalcato dalle odierne Via Aquila Romana, dove è visibile un tratto dell'antico basolato ricollocato a quota del piano stradale, e Via Giuseppe Cesari, da questa infine, seguendo un tracciato sinuoso a mezzacosta comunemente detto strada dell Vitole la cui denominazione è da riconnettersi alla via Vitularia menzionata da Cicerone, si collega alla Via Latina.

La strada corre dentro un invaso scavato lungo il versante della montagna, con un limite ricavato dall'escavazione dello strato roccioso, che costituisce il solidum, strato duro e solido sopra il quale venivano realizzati gli altri strati costituenti la strada.

Guardando i resti archeologici, sono ben leggibili i diversi strati che contraddistinguono costruttivamente il decumanus e le strade romane in generale: il primo, dal basso verso l'alto, chiamato statumen è farmato da pietre di medie e grossa misura, il secondo, denominato nucleus e di spessore simili agli strati precedenti, è formato da ghiaia compressa con pali (festucae) o rulli (cylindri) e presenta una superficie superiore baulata per permettere il deflusso delle acque meteoriche. Infine troviamo il pavimentum costituito da un lastricato realizzato con gradi poligoni di pietra calcarea locale.

Le lastre di notevoli dimensioni si presentano accuratamente connesse fra loro limitando al minimo l'impiego di inzeppature; queste ultime si presentano con superfici molto ridotte. Al centro della strada, ricavata all'interno del nucleus è ben visibile la cloaca maxima.

 

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