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Fu nel 1862 che al medievale, rustico nome di Fratte venne sostituita la denominazione colta di Ausonia, in ricordo dell’antichissima città degli ausoni distrutta da Roma durante la seconda guerra sannitica (327-305 a.C). Alcuni resti attribuiti alla città preromana sono stati individuati nella località dove sorge la chiesa di Santa Maria del Piano, a circa un chilometro dall’abitato. Fu fondata nel 1100 su di un tempio pagano per custodire una venerata statua in legno policromo proveniente da Castro dei Volsci, rappresentante la Madonna con il Bambino, che secondo la tradizione sarebbe rimasta miracolosamente in questo santuario, nonostante gli sforzi dei castrensi per riaverla indietro. In ricordo delle antiche vicende si svolge ogni tre anni in aprile, in occasione della festa della Madonna del Piano, un incontro pacificatore e di devozione fra le due popolazioni. La chiesa di Santa Maria del Piano è di antica fondazione romanica, ma nel corso dei secoli ha subito trasformazioni tali da presentare oggi una struttura quattrocentesca e numerosi interventi sei-settecenteschi. All’esterno, col primo ingrandimento, essa fu dotata di un grande portico, caratterizzato da quattro arcate a sesto acuto, su pilastri, nel primo dei quali, a destra, è incisa la data di edificazione, il 1448. Il coronamento del tempio e il campanile, furono invece dovuti al Giovannoni, nel 1927.

La facciata imponente del Santuario, trova la sua prosecuzione in un edificio con un lungo porticato: esso fu ospedale per pellegrini e poi orfanotrofio dell’Ave Gratia Plena, l’istituto di carità che ebbe una parte importante nella vita di Fratte. In chiesa si accede attraverso pregevoli porte lignee del Settecento riccamente scolpite; l’interno in stile barocco, fino al presbiterio, si presenta molto fastoso adorno di stucchi e pregevoli opere lungo le pareti e sugli altari. Interessante è anche la sagrestia per il pavimento che un tempo decorava l’altare maggiore, splendido esempio di maiolica napoletana del 1700 e per la grande cimasa del polittico del 1531 di G. B. Criscuolo, smembrato nel ‘900, con la raffigurazione della Dormitio Virginis: tema ripreso dalla Leggenda Aurea, secondo la quale la Vergine non muore, ma si addormenta per tre giorni e poi vola in cielo. Ma soprattutto degna di nota è la cripta romanico bizantina del X secolo, unica testimonianza della costruzione medievale, alla quale si accede tramite due strettissime scale, costituita da un ambiente trasversale, con volte a crociera, e da tre piccole cappellette, a pianta rettangolare, sul lato orientale, dove si trova un suggestivo ciclo di affreschi che illustrano la vita e la storia del miracolo di S. Remicarda. Secondo una Cronaca manoscritta del 1709, nel 1100 nella contrada Gorgalonga la Madonna apparve alla pastorella Remingarda, guarendola dalla sua deformità fisica e sul luogo venne subito eretta una chiesa, la cui cripta, nella cappella centrale si arricchì di affreschi ispirati appunto alla vicenda dell’apparizione. Nelle due cappelle laterali, gli affreschi, rovinatissimi, mostrano rispettivamente Cristo tra gli apostoli e le storie di S. Giovanni. Altri affreschi decorano le restanti volte e pareti della cripta, evidenziando chiaramente tre filoni culturali: quello dell’arte cassinese dei codici miniati, quello di provenienza cluniacense e, infine, quello legato agli antichi modelli bizantini.

 

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