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A Ferentino, bellissima da visitare è anche la chiesa di S. Maria Maggiore, uno dei più significativi esempi di architettura gotico-cistercense costruita in Italia. La tradizione locale vuole che la chiesa di S. Maria Maggiore sia stata edificata dai cistercensi nel XIII secolo come grangia alimentare della vicina Abbazia di Casamari, di cui ne ripete la semplicità e la purezza dello stile gotico-cistercense, grazie alle offerte del Comune e di Federico II di Svevia. La chiesa è costruita su un antico terrazzamento poligonale, dove era forse ubicata una domus ecclesiae della primitiva comunità cristiana. Tracce di un’abitazione romana del IV secolo d.C. sono inglobate nelle strutture di fondazione dell’attuale chiesa. In perfetto stile gotico-cistercense, la chiesa ha una facciata ornata da tre rosoni; quello più elaborato, raffigurante una rosa stilizzata, dà luce alla navata centrale ed è sormontato da un bassorilievo in marmo bianco che riproduce Cristo benedicente. Le porte laterali sono decorate da lunette semicircolari, profilate da cornici marmoree: quella di sinistra è sorretta da due testine coronate, che la tradizione identifica in Federico II di Svevia e in Costanza d’Altavilla, sua madre. All’interno lo spazio si presenta semplice e austero nelle navate, scandite da pilastri a sezione rettangolare, coperte da capriate lignee, raffinato e solenne nel transetto, definito da ampie volte a crociera, sostenute da eleganti pilastri a fascio, decorati da capitelli di chiara fattura cistercense. Notevole l’architettura esterna sovrastata dalla torre-lanterna.

La chiesa di S. Maria Maggiore è stata oggetto di numerosi restauri documentati dal 1884 e susseguitisi sino agli anni Sessanta, nel corso della fase iniziale di tali restauri, sono stati recuperati eloquenti reperti altomedievali. Infatti dalla facciata della chiesa, ove era stata riutilizzata per formare con lo spessore la cornice inferiore del simbolo di S. Luca sovrastane il portale centrale, è stata estratta una iscrizione riconducibile per i caratteri paleografici nell’ambito del IX secolo; pertinente con ogni probabilità ad una lunetta, come sembra indicare l’andamento curvilineo del margine superiore. Nel ricordare l’intervento del vescovo Leone a favore della chiesa, il testo informa della dedicazione di quest’ultima alla Vergine Maria che risulta molto frequente nelle cattedrali tra la fine del IX e l’inizio del X secolo. Infine di questa epigrafe va sottolineata anche l’importanza sotto il profilo più strettamente documentario, dal momento che ribadisce nella cronotassi episcopale ferentinate la presenza del vescovo Leone, ignoto alle fonti storiche e in precedenza menzionato solo da un’altra iscrizione relativa alla chiesa di S. Pietro sull’acropoli.

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