Cattedrale di San Paolo e Miracolo dell’Ostia Incarnata

Cattedrale di San Paolo

Ad Alatri (Fr) sulla sommità dell’Acropoli, al di sopra di un antico ierone, sorge la Cattedrale di San Paolo con l’attiguo Episcopio. Entrambi gli edifici, di origine alto medioevale, si presentano attualmente con le forme assunte nel corso del XVIII secolo, in seguito a consistenti ristrutturazioni che culminarono con la costruzione di una nuova imponente facciata, in pietra e laterizio, affidata al progetto dell’architetto Jacopo Sublejras, eretta insieme al vicino campanile. L’interno a croce latina, a tre navate suddivise da pilastri cruciformi, con presbiterio rialzato, conserva preziosi reperti cosmateschi tra cui alcuni frammenti marmorei appartenenti ad un pergamo medioevale, costruito nel 1222 in occasione della visita ad Alatri del pontefice Onorio III.

Nel duomo è conservata la statua del Patrono della città, San Sisto I, martirizzato a Roma nel 125 sotto l’imperatore Adriano, il cui prezioso volto argenteo fu disegnato nel 1584 da Mons. Ignazio Danti, oltre alle reliquie del Santo Patrono pervenute in Alatri nel 1132 a dorso di una mula che ostinatamente anziché proseguire il percorso verso Alife, dove era diretta, deviò verso Alatri fermandosi solo davanti alla Cattedrale. Da quell’anno esse sono custodite in questa Chiesa entro un’antichissima urna di piombo.

Nella Basilica di San Paolo è anche custodito uno dei pochi miracoli eucaristici d’Italia: l’Ostia Incarnata. Una teca vitrea riposta a fianco della navata destra, mostra la particola consacrata, divenuta straordinariamente carne umana in seguito ad un atto sacrilego compiuto in Alatri fra la fine del 1227 e l’inizio dell’anno successivo. La memoria di questo evento miracoloso è riportata in un mandatum papale inviato da Gregorio IX al vescovo diocesano Giovanni V il 13 marzo 1228.

L’intero complesso, costituito dalla chiesa e dall’adiacente palazzo vescovile, racchiuso a sua volta da mura, è oggi circondato da una fascia a parco pubblico, dal quale si gode una vista superba.

La Reliquia della particola trasformata in carne, oggi si trova conservata in una teca, ostensorio, esposta permanentemente presso una cappella della navata destra della Basilica Concattedrale di San Paolo, presso l'Acropoli di Alatri.

LA BOLLA PONTIFICIA

La testimonianza fondamentale è la bolla “Fraternitatis tuae” di Papa Gregorio IX nel 1228. Il Sommo Pontefice prende le mosse da una lettera del Vescovo Giovanni di Alatri che lo informava di un recente episodio e chiedeva istruzioni sul da farsi. “Gregorio vescovo, servo dei servi di Dio al venerato fratello di Alatri, salute e apostolica benedizione.Abbiamo ricevuto la tua lettera, fratello carissimo, che ci informava, come una certa giovane suggestionata dal cattivo consiglio di una malefica donna, dopo aver ricevuto dalle mani del Sacerdote il Corpo santissimo di Cristo, lo trattenne nella bocca fino al momento in cui, colta l'occasione favorevole, lo poté nascondere in un panno, dove, dopo tre giorni, ritrovò lo stesso corpo che aveva ricevuto in forma di pane, trasformato in carne, come tuttora ognuno può constatare con i propri occhi. Poiché l'una e l'altra donna ti hanno tutto ciò umilmente rivelato, desideri un nostro parere circa la punizione da infliggere alle colpevoli.
In primo luogo dobbiamo rendere grazie, con tutte le nostre forze, a colui che pur operando in ogni cosa in modo meraviglioso, tuttavia in qualche occasione ripete i miracoli e suscita nuovi prodigi, affinché, irrobustendo la fede della verità delle Chiesa Cattolica, sostenendo la speranza, riaccendendo la carità, richiami i peccatori, converta i perfidi e confonda la malvagità degli eretici. Pertanto, fratello carissimo, a mezzo di questa lettera apostolica, disponiamo che tu infligga una punizione più mite alla giovane che riteniamo abbia compiuta l'azione delittuosa più per debolezza che per cattiveria, specialmente perché è da credersi che si sia sufficientemente pentita nel confessare il peccato. Alla istigatrice poi, che con la sua perversità la spinse a commettere il sacrilegio, dopo averle applicate quelle misure disciplinari chi crediamo opportuno di affidare al tuo criterio, imponi che visitando i vescovi più vicini, confessi umilmente il suo reato, implorando con devota sottomissione, il perdono”.

LA TRADIZIONE RACCONTA...

Ci troviamo nell'anno 1228, da 12 anni Innocenzo III, nel Concilio Lateranense IV, aveva affermato il Dogma della SS. Eucaristia usando, per la prima volta, il termine specifico e caratteristico della Transustanziazione, volendo intendere il modo della conversione (cambiamento di sostanza e non della specie) del pane e del vino, nel Corpo e nel Sangue del Signore. E questo contro anche l’eresia di Berengario ( filosofo e teologo di Tours, Francia) il quale negava quella transustanziazione; condannato in diversi Concili si ricredette e morì cristiano, ma ebbe molti seguaci che protrassero nel tempo eresia e lotte; e anche contro le insidie dei sofisti (raggiratori) delle dottrine sacre - cosa che accade anche oggi- e la pusillanimità di certi cattolici che si dedicavano e si sono sempre dedicati alla magia, compresa quella nera,. Colpersistere e l’affacciarsi di mali dottrinali, cristiani incoscienti si lasciavano tentare a compiere abusi sulle Sacre Specie e far scempio delle cose sacre. Una prova è il Miracolo Eucaristico di Alatri. In questo contesto si svolge la vicenda di Alatri. “Una ragazza, poco più che adolescente, addolorata per un amore non più corrisposto, si rivolse ad una fattucchiera, per riavere l'amato
del suo cuore (scrive Padre Nasuti nel suo libro dedicato alla narrazione dei 17 miracoli Eucaristici avvenuti in Italia). La maliarda, come soluzione, suggerì di procurarle un'ostia consacrata, con cui poter preparare un efficace filtro amoroso”. “Vai - le disse - portami dalla tua chiesa un'ostia che sia consacrata ed io ti darò un filtro portentoso che riporterà il tuo ragazzo ai tuo cuore. L'ingenua ragazza pur di riavere Soggetto del suo desiderio, finì per abboccare, tacitando sul momento il richiamo della flebile voce della coscienza. — Ma è peccato! - disse la ragazza.— Taci! Sciocca! Vuoi riavere il tuo ragazzo? — Sì. —  Ed allora, segui le mie istruzioni; domani recati nella tua chiesa, assisti alla celebrazione della messa. E poi al momento giusto accostati a ricevere la comunione e senza dare nell'occhio - mi raccomando - affrettati ad avvolgere l'ostia consacrata dal prete in un fazzoletto o in un panno di lino. Ora va e poi quando avrai l'ostia, ritorna da me”.
Tutta trafelata, con il cuore gonfio la ragazza il giorno dopo andò a messa e fatta la comunione, riuscì senza farsi vedere a portare a casa l'ostia consacrata avvolta in un fazzoletto.In attesa di portare il piccolo - grave peso alla maga, lo nascose dentro la madia del pane.
Passò una notte terribile, combattuta dal dubbio se portare a termine il sacrilego intento o restituire il santissimo carico al Sacerdote. Passarono così tre giorni in una tremenda altalena: che faccio? Quando si decise di portare l'ostia consacrata alla fattucchiera, aprendo la madia restò esterrefatta: invece dell'ostia bianca trovò un'ostia di carne viva. Oh Dio, oh Dio! cominciò a singhiozzare, sgomenta, la povera ragazza sacrilega. Adesso che faccio? Che faccio?

Fuggì dalla casa, in preda allo spavento; giunta alla chiesa si rivolse al Sacerdote e piangendo confessò il suo terribile peccato.
Il ministro di Dio andò a prelevare l'involto e lo portò al Vescovo, che era Giovanni V. Il Vescovo si affrettò a comunicare la notizia al Sommo Pontefice Gregorio IX, per iscritto chiedendo consigli sul da farsi.

(testo a cura di prolocoalatri.it)

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