Argil, l’uomo di Ceprano, sulle Foglie del LEA

Con il n. 68 della collana "Le Foglie" i Laboratori di Educazione Ambientale di Isola del Liri ed Acuto presentano "Sentieri invisibili – Sulle tracce dei primi uomini nel Lazio meridionale", un lavoro di cui sono particolarmente orgogliosi: il paleontologo prof. Italo Biddittu racconta le circostanze e le emozioni legate al ritrovamento del cranio del più antico uomo europeo.
"Gli avvenimenti che hanno portato alla scoperta del cranio umano fossile di Ceprano non sono mai stati raccontati in modo completo" dice il prof. Biddittu, "e le cronache giornalistiche hanno spesso modificato i fatti o aggiunto considerazioni non sempre vere". La monografia che gentilmente ha accettato di scrivere per i LEA, è dunque una versione inedita e pertanto estremamente preziosa. Era il 1994, l’anno prima erano iniziati i lavori per la costruzione della strada che avrebbe messo in comunicazione la stazione di Ceprano con l’area destinata a zona industriale. Come racconta il prof. Biddittu, la zona era da tempo monitorata dal momento che già vi erano stati rinvenuti depositi pleistocenici che gli smottamenti di terreno avrebbero potuto distruggere. Ma "la mattina del 13 marzo, decisi di fare un ulteriore controllo", racconta l’autore, quasi fosse uno scrupolo in più, una supervisione ulteriore e forse superflua. Ed invece "qui accadde l’imprevisto, ovvero accadde quello che ogni archeologo che fa ricerche preistoriche, spera prima o poi accada. Fatti pochi passi, alla base della sezione, che in quel punto non era neanche molto profonda, era poggiato un frammento di cranio fossile dallo spessore considerevole".
Cosa succede nell’animo di uno scienziato nel momento preciso in cui fa la più grande scoperta della sua vita? Di cosa si riempiono gli istanti successivi ad un evento eccezionale destinato a cambiare le coordinate storiche?
"Ci siamo guardati per qualche secondo: lui frammento di uomo pietrificato con i caratteri di una specie diversa, lontana da noi, con l’arcata sopraciliare così sporgente e lo spessore delle ossa fuori del comune, io in quel momento frammento di una umanità che si è autodefinita sapiens ma che proprio nel secolo che stava terminando aveva sancito la fine delle illusioni relative alla possibilità di immaginare un illimitato progresso senza violenza…"
L’autore in queste pagine dà la precedenza al cuore, raccontandoci le sue emozioni. Come per ricordarci che cosa è l’uomo, come per ricordarci cos’era Argil. Ma i "Sentieri invisibili" del titolo si sono appena rivelati. Alla scienza il compito di mostrare all’uomo moderno la strada percorsa. Ed il professor Biddittu ovviamente non si sottrae al suo ruolo: un secondo articolo dal carattere più scientifico è già in cantiere.

Consulta o scarica Le Foglie N°68 – marzo 2008:
http://www.leafr.it/images/stories/foglie/lefoglie_n68.pdf

 

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