Avacorpo dell’Acropoli di Ferentino Orologio della Storia

Avancoropo Acropoli di Ferentino

Avacorpo dell’Acropoli di Ferentino, Orologio della Storia. La costruzione del grandioso terrazzamento dell’Acropoli, lungo m 165×80, fu promossa e collaudata dai magistrati ferentinati del tempo, i censori Marco Lollio e Aulo Irzo, come recita l’epigrafe scolpita sulle pietre stesse dell’avancorpo, al di sotto della fila di finestrelle strombate, che illuminano i vani interni del terrazzamento comunemente definiti ‘criptoportico’. Dalla planimetria antica della città alta, cinta da possenti mura in opera poligonale e quadrata, risulta l’evidente coerenza urbanistica delle strutture acropoliche: la posizione contrapposta dell’Avancorpo sud-occidentale e del coperto a nord-est qualifica tali strutture architettoniche quali componenti essenziali di un progetto unitario di ampliamento e monumentalizzazione della città alta.
L’avancorpo meridionale è costituito da un imponente fascia muraria in opera poligonale nella zona inferiore e in opera quadrata nella zona superiore, che regolarizza il pendio della collina, costituendo una poderosa sostruzione alla spianata superiore. La struttura, a pianta quadrangolare, presenta all’interno della sostruzione stessa tre ambienti rettangolari, circondati da quattro corridoi, di incerta destinazione e coperti da volte a botte costruite con opera cementizia e opera incerta (tufelli di forma conico-piramidale affogati nel calcestruzzo con base a vista di sagoma irregolare, tecnica usata dai costruttori romani a partire dal II sec. a.C.).

Attualmente l’accesso al quadriportico è possibile attraverso una porta, aperta sul lato ovest. In antico l’accesso avveniva attraverso due porte, poste oggi a notevole altezza dal suolo: una situata nel lato nord-ovest, a breve distanza dal grande fornice di ingresso all’acropoli, l’altra situata nel lato orientale. In antico il livello di calpestio era più alto di quello attuale.
Nella facciata sud-ovest dell’Avancorpo, al di sotto delle finestrelle, corre la seguente iscrizione (CIL X, 5837):

A (ulus) HIRTIVS A (uli) F (ilius) M (arcus) LOLLIVS C (ai) F (ilius) / CE (n) S (ores) FVNDAMENTA MVROSQVE AF SOLO / FACIVNDA COERAVERE EIDEMQVE PROBAVERE. / IN TERRAM FVNDAMENTVM EST PEDES ALTVM XXXIII, / IN TERRAM AD / IDEM EXEMPLVM QVOD SVPRA / TERRAM SILIC

(Aulo Irzio, figlio di Aulo, Marco Lollio, figlio di Gaio, censori, fecero costruire a partire dal suolo le fondamenta e i muri ed essi stessi li collaudarono. Le fondamenta nella terra sono profonde 33 piedi. Le fondamenta sotto terra sono di pietra così come la parte sopra la terra)

L’iscrizione è ripetuta identica e nella stessa posizione sul lato sud-est; con qualche variante, invece, è sull’architrave di due porte dell’avancorpo: porta di accesso aperta sul lato orientale e la porta di accesso al corridoio nord-est. Gli antichi ingressi al cosiddetto “criptoportico” erano forse dotati di scale lignee. Interessante è l’analisi onomastica dei magistrati ferentinati, che curarono l’edificazione dell’avancorpo e la collaudarono. E’ difficile credere che Aulo Irzo sia colui che, luogotenente di Giulio Cesare, completò i Commentari cesariani del De Bello Gallico con la stesura del libro VIII e, consolare insieme con Pansa nel 43 a.C., morì in quell’anno in battaglia sotto le mura di Modena. Le tecniche edilizie dell’opera muraria Ferentinate sono certamente anteriori al I sec. a. C.: quindi si tratta di un antenato, del padre o, più probabilmente, del nonno del console romano. Marco Lollio, infine, sembra confermare la datazione del complesso, dal momento che la gens ferentinate dei Lolli è attestata tra i ferentinati trasferitisi a Pozzuoli all’inizio del II secolo a.C., così come è attestata a Capua e a Delo nella II metà dello stesso secolo.

All’acropoli si accedeva per mezzo della rampa inclinata che inizia dalla porta di tipo sceo, originariamente a doppio fornice, addossata sul lato occidentale dell’avancorpo e caratterizzata da un arco a tutto sesto in conci radiali. Sul concio in chiave è visibile in rilievo un simbolo fallico, emblema di fertilità e prosperità, utilizzato nella ornamentazione delle mura di cinta costruite dai romani nel secolo II a.C.

Sulla spianata dell’avancorpo è ipotizzabile la presenza di un edificio sacro o comunque celebrativo della città, come lasciano intendere non solo l’eminenza del sito, ma anche i resti di colonne inglobate nelle strutture murarie dell’episcopio, ricostruito sul finire del XVI secolo sulle strutture del medievale palazzo vescovile, che nel secolo XIII fu sede della Rettoria di campagna e Marittima.

Testo tratto da: http://www.proloco.ferentino.fr.it/cultura/arte-2/monumenti/lacropoli-e-lavancorpo/

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