La Zampogna

La costruzione della zampogna costituiva di solito un mestiere secondario, dove si apprendevano dai maestri più anziani le regole della costruzione, trasmesse oralmente. Questo particolare tipo di liuteria ha conosciuto una specializzazione, verso la costruzione di strumenti più esatti e a volte più grandi, con un più esteso impianto armonico, che consentono armonie e melodie più complesse.
Molte sono le stampe che riproducono nella storia le immagini dei suonatori di zampogna, i cosiddetti "zampognari", stampe che si riferiscono essenzialmente a strumenti e musicisti legati alla tradizione dell’Italia centrale e a quell’area geografico-culturale che unisce Roma a Napoli, le due capitali di Regno, coprendo un arco di tempo che va dagli inizi dell’ottocento ai primi del novecento. E’ questo il periodo in cui la zampogna e lo zampognaro costituiscono figure centrali nella documentazione iconografica diacronica disponibile. Molti artisti italiani e stranieri hanno riprodotto scene di vita pastorale mettendo in risalto la figura dello zampognaro, ritratto con il suo gregge o nell’ambito di una festa agreste, spesso semplicemente in posa per l’artista che lo ritrae. Rare risultano le invenzioni e gli errori che molti pittori, soprattutto stranieri, immettevano nelle loro opere partendo da un’idea generica, astratta e falsamente pittoresca del centro-sud Italia tanto da arrivare a riprodurre delle figure ideali e degli strumenti musicali inesistenti.

La zampogna è un antico strumento pastorale che per secoli ha caratterizzato la cultura popolare italiana. Il termine indica un particolare strumento aerofono policalamo, il cui suono polifonico viene prodotto attraverso la vibrazione dell’aria sulle varie ance che corredano la parte estrema delle canne di cui si compone lo strumento. L’aria è immessa dal suonatore mediante un cannello di insufflazione in una sacca di pelle con funzione di mantice a cui è innestato un ceppo di forma tronco-conica dove sono collocate le varie canne. La sua origine va collocata probabilmente nel Vicino Oriente verso gli inizi dell’era cristiana. Nel medioevo divenne uno degli strumenti più conosciuti in occidente. Caduto progressivamente in disuso, a partire dal XVI secolo conquistò in Italia una grande diffusione in ambito popolare. Una grande varietà di strumenti e repertori è ancora ampiamente riscontrabile in molte zone del centro-sud dell’Italia e nel Lazio meridionale in particolare: un’area culturalmente omogenea che si estende dalla dorsale appenninica pontina dei Monti Lepini, Ausoni ed Aurunci fino alla Valle di Comino.
Nel Lazio, in particolare nell’area meridionale, sono diffusi modelli di zampogna con tre, quattro canne coniche disuguali, due impiegate per le linee melodiche e una, due (o tre) per il bordone. Ognuna di esse è munita di ancia doppia di diverse dimensioni, a seconda del modello. Il suono è generato dalla vibrazione delle ance provocate dall’aria immessa per mezzo di un otre. Le canne sono alloggiate in un blocco ligneo tronco-conico che ha la funzione di contenitore. Al ceppo, che possiede diverse denominazioni locali, è collegato un otre che ha la funzione di serbatoio d’aria.
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La zampogna è costituita da più parti:
– l’otre, un sacco generalmente realizzato con una pelle di capra, conciata sotto sale e con il pelo rivolto all’interno. Da qualche decennio è in uso costruire sacche con camere d’aria di ruote di automobili e più recentemente anche di cuoio. Per evitare che la pelle venga attaccata da insetti, si usa trattarla con il verderame.
– l’ancia doppia, un dispositivo sonoro costituito da due lamelle elastiche di canna, recentemente anche di plastica, tenute legate una contro l’altra intorno ad un cannellino metallico. L’otre, sollecitato dall’immissione di aria prodotta dal fiato del suonatore, provoca la vibrazione dell’ancia che genera il suono, che varia mediante i fori digitali collocati sulle canne melodiche. La costruzione dell’ancia richiede particolari attenzioni. Dalla canna essiccata si ricavano vari segmenti di cannelli che vengono tagliati longitudinalmente in tre parti uguali. Una volta ottenuti due pezzi uguali dalla lavorazione, questi vengono uniti combaciandone le parti interne su un cannellino di metallo legate strette tra loro da uno spago. L’ancia va così "incannata" sulla canna e ulteriormente tagliata e raffinata fino alla sua definitiva intonazione.
– il ceppo serve per inserire le canne ed è di forma tronco-conica.

– le canne si suddividono in due diverse sezioni: il fuso, la parte più lunga che nelle due canne presenta anche i fori digitali melodici e i fori di intonazione, e la campana, la parte terminale della canna che consente una migliore risonanza del suono.
– la chiave permette di occludere il quarto foro altrimenti non raggiungibile dal mignolo, per l’ampia distanza tra il primo e l’ultimo foro. Si tratta di un meccanismo diffusosi intorno al XVII secolo.
– i bordoni
I modelli a chiave sono molto diffusi nel Lazio meridionale. I legni che si usano per la costruzione sono l’ulivo, l’acero, il ciliegio e il prugno.
Nella Valle di Comino e soprattutto a Villa Latina si usa ancora la zampogna gigante, la più grande zampogna italiana. Sono stati rinvenuti alcuni  di questi modelli costruiti dagli artigiani di Villa Latina con una datazione variabile tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. La zampogna zoppa è quella costituita da due canne melodiche. La zampogna "amatriciana", è un altro modello particolare di zampogna zoppa, ancora largamente in uso nell’area dell’Alta Sabina laziale e nel Monterealese abruzzese. Essa ha una sola canna di bordone. La ciaramella è un aerofono ad ancia doppia, appartenente alla famiglia degli oboi popolari, impiegata insieme alla zampogna con funzione melodica. Come le canne melodiche della zampogna anche la ciaramella è conica e si compone del fuso e della campana. Le notizie sulla sua origine e diffusione sono ancora incerte. Incerta è anche la datazione dell’uso accoppiato della ciaramella accanto alla zampogna.
Nella Valle di Comino e a Villa Latina in particolare è concentrato il più alto numero di zampognari "professionali" ancora attivi in Italia.            

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