L’uomo di Ceprano sulle Foglie del LEA di aprile

Con "Sentieri invisibili (parte II) – Argil, l’ominide di 800.000 anni fa" i Laboratori di Educazione Ambientale di Isola del Liri ed Acuto pubblicano il n. 70 – aprile 2008 de "Le Foglie".

L’autore, il professor Italo Biddittu, risponde puntuale all’appuntamento preso con i lettori della collana monografica dei LEA nel mese precedente. Il lavoro pubblicato, infatti, consiste nella seconda parte dell’articolo dedicato ad Argil, l’uomo preistorico rinvenuto a Ceprano dal noto paleontologo. Se nel precedente articolo il professore si soffermava preferibilmente sull’aspetto emotivo del ritrovamento, con il presente ci accompagna nel lavoro di datazione del prezioso reperto fossile, ci fa luce sulla scienza della paleontologia ed, in particolare, ci conduce lungo il percorso che ha portato infine alla corretta datazione del cranio di Argil. Quale era la natura dello strato in cui era conservato? Vi erano tracce di molluschi d’acqua dolce o pollini? Conteneva minerali vulcanici che avrebbero potuto condurre ad una precisa età geologica?

Queste sono solo alcune delle domande che lo scienziato si è posto e che la comunità scientifica internazionale ha affrontato in equipe per trovare risposte soddisfacenti ed in grado di far luce sul mistero di Argil. Fra congetture e proposte di lettura, una cosa è certa: il cranio dell’ominide rinvenuto nel sito di Campogrande è "…di proporzioni massicce, appartenuto a un poderoso maschio adulto di una specie arcaica del genere Homo…Pur senza volto – e senza un altro insieme di elementi che potrebbero essere cruciali per definire la sua identità: i denti – il cranio di Ceprano è in grado di mostrare una morfologia sorprendente (rispetto alle conoscenze precedenti) ed estremamente significativa. Se, da un lato, non si era mai visto un ominide così arcaico in Europa, con forti reminescenze africane e asiatiche, d’altro lato Argil possiede anche chiari segni di progressione verso l’umanità del periodo successivo, quella del Pleistocene medio in Europa e in Africa. Un reperto davvero unico, enigmatico e importantissimo. Di certo, uno fra i più importanti fossili umani mai scoperti sul territorio europeo…" (G. Manzi, 2007).

Consulta o scarica Le Foglie N°70 – aprile 2008:
http://www.leafr.it/images/stories/foglie/lefoglie_n70.pdf

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