Il Monte di Dante (Monti Lepini)

Sentiero di Dante

Il Monte di Dante (Monti Lepini). Escursione facile sul Monte Cacume, “cantato” da Dante Alighieri nella “Divina Commedia”.

L’escursione sul Monte Cacume, 1095 m., posto a guardia del versante sud-orientale dei Lepini e visibile da tutta la provincia di Frosinone, è una delle più rinomate e frequentate e parte direttamente dal borgo di Patrica: piacevole, mai faticoso ed estremamente panoramico, per raggiungere, inoltre, uno dei luoghi più caratteristici dell’Appennino. Non capita spesso di trovare sulla cima di un monte una piccola chiesa affiancata da una grande croce in ferro, come pure è insolito incontrare così tante sorgenti, a poca distanza una dall’altra e vicine alla sommità. Insomma, gli spunti di interesse sono numerosi e tutti da scoprire. Questo monte è noto anche per essere stato citato da Dante nel “Purgatorio”. E infatti, a rendere più suggestivo il percorso, concorrono le installazioni poste lungo il sentiero che riportano ai versi danteschi: “Biondo era e bello e di gentile aspetto / ma l’un de’ cigliun colpo avea diviso” recita il cartello accanto all’immagine del re svevo Manfredi, che si affaccia a cavallo verso la Ciociaria e l’Appennino. “Poi sorridendo disse io sono Manfredi, figlio di Costanza imperatrice” prosegue la citazione dal Canto III del Purgatorio.

Mezzora di cammino più in su, accanto ai ripidi tornanti che precedono la cima, gli escursionisti sono attesi da una figura in piedi, avvolta in un lungo mantello. È Jacques de Molay, l’ultimo Gran maestro dei Templari, e qui i versi di Dante si fanno più sibillini. “Veggio il novo Pilato sì crudele, che ciò nol sazia, ma sanza decreto, portar nel Tempio le cupide vele“. Il riferimento è a Filippo il Bello re di Francia, colpevole dello scioglimento e della strage dei Templari (de Molay morì nel 1314 sul rogo) ma anche dello “schiaffo di Anagni” che undici anni prima aveva umiliato Papa Bonifacio VIII.

Per gli amanti della natura l’area del Monte Cacume risulta essere un vero paradiso, soprattutto in primavera, quando fioriscono le decine di specie di orchidee selvatiche. Percorribili a piedi, a cavallo, in mountain bike.

(di Stefano Gaetani)

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